Uno stretto corridoio, lungo di più di 60 metri con un'entrata fino a ieri confusa tra gli alberi. Dentro, appena un paio di nicchie dove ancora oggi si possono vedere uno scrittoio, una branda per appoggiare i bambini, un gabinetto di decenza e un telefono per comunicare con l'esterno. Ma anche un sofisticato impianto di aerazione e filtraggio, in grado di garantire ossigeno a 15 persone per 3-6 ore, più porte antigas e antisoffio Qui Benito Mussolini pensava di ripararsi dai primi attacchi della guerra, nel primo rifugio bellico allestito sin dal 1940 nella sua residenza di Villa Torlonia (dove visse dal '29 al '43), che da oggi apre per la prima volta le ''porte'' al pubblico, in un percorso che dopo sei anni di chiusura recupera anche gli altri due bunker, ricavati successivamente sotto al Casino Nobile.
In quanto uomo, m'impegno ad affrontare il rischio dell'annientamento perché due o tre verità gettino sul mondo
la loro luce essenziale (Frantz Fanon)
domenica 26 ottobre 2014
giovedì 23 ottobre 2014
domenica 5 ottobre 2014
L'inuguaglianza. salvare la capra e i cavoli
Le élite intellettuali, democratiche e illuminate, si interrogano in Francia, come nel resto del mondo, sulle inuguaglianze che esse stesse hanno contribuito a creare con le loro allegre teorizzazioni degli anni 90.
Per vent'anni hanno scopato la polvere sotto il tappeto, ma adesso, che la polvere è una montagna, non si può più nascondere.
Non si può più nascondere, soprattutto da quando il Front National l'ha messa in piazza, rivelando all'uomo della strada quello che già sapeva: il re è nudo.
Corrono dunque ai ripari, i democratici, ma guardandosi bene dal rinnegare quanto hanno faticosamente costruito in questo ventennio di ben retribuito servizio ai padroni e cioè il paziente contrabbando di una cultura individualista che è alla base della legge della jungla, del diritto del più forte, di un darwinismo sociale che realizza con la miseria ciò che Hitler perseguiva con la forza.
Vogliono salvare capra e cavoli, tentando di limare le punte più vistose dell'ineguaglianza, ma tenendo ben ferma l'idea di una società senza classi, fatta da individui.
Non possono, dunque, che riscoprire l'elemosina medievale, spacciandola per solidarietà.
Corbellerie di questo genere animano, da noi, la sinistra del Partito Democratico. Buonanotte.
Per vent'anni hanno scopato la polvere sotto il tappeto, ma adesso, che la polvere è una montagna, non si può più nascondere.
Non si può più nascondere, soprattutto da quando il Front National l'ha messa in piazza, rivelando all'uomo della strada quello che già sapeva: il re è nudo.
Corrono dunque ai ripari, i democratici, ma guardandosi bene dal rinnegare quanto hanno faticosamente costruito in questo ventennio di ben retribuito servizio ai padroni e cioè il paziente contrabbando di una cultura individualista che è alla base della legge della jungla, del diritto del più forte, di un darwinismo sociale che realizza con la miseria ciò che Hitler perseguiva con la forza.
Vogliono salvare capra e cavoli, tentando di limare le punte più vistose dell'ineguaglianza, ma tenendo ben ferma l'idea di una società senza classi, fatta da individui.
Non possono, dunque, che riscoprire l'elemosina medievale, spacciandola per solidarietà.
Corbellerie di questo genere animano, da noi, la sinistra del Partito Democratico. Buonanotte.
il dibattito su Le Monde
venerdì 20 giugno 2014
la paura dell'altro e il razzismo (1)
L'assassino è il maggiordomo
![]() |
| Il primo romanzo giallo in cui l'assassino è il maggiordomo è The door, 1930 (L'incubo, 1933) |
Da
dove origina questa espressione? In ogni caso serve a denotare un
cattivo libro giallo, in cui il colpevole non è legato alla vittima
da vincoli familiari, sentimentali o sociali. Estraneo a questa
cerchia ristretta e al suo intreccio di relazioni forti, un siffatto
colpevole ha anche, in genere, un movente banale e comunque avulso
dalla trama intessuta dall'indagine.
Per
questo, nell'undicesima delle sue venti regole per un buon romanzo
poliziesco (1928), S. S, Van Dine sconsiglia di scegliere come
colpevole un domestico.
Deludente
nella fiction, questa soluzione è quella che si preferisce
nella vita reale, dove un maggiordomo, possibilmente cinese, preserva
– con la sua colpevolezza – l'integrità di un ambiente che si
vorrebbe così tanto conosciuto, da non destar sorprese.
Talvolta,
come nel delitto dell'Olgiata, questa eventualità si realizza quasi
alla lettera, ma il più delle volte, il dna sulla scena del delitto
circoscrive la ricerca in un ambito dannatamente ristretto.
Nel
dopoguerra, le dinamiche migratorie erano praticamente a zero e non
ci furono i presupposti per addebitare a una colf magrebina, o per lo
meno calabrese, la strage orrenda che il fiuto di Nardone mise
debitamente in conto a Rina Fort, settentrionalissima assassina di
vittime meridionali.
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In
questi casi, allora, l'assassino diventa il mostro,
viene cioè espulso dall'intera comunità umana, per poter essere
radiato dai ranghi della più ristretta comunità in cui lo iscrivono
cittadinanza, appartenenza sociale e legami famigliari.
Libera
nos a malo, dove quel nos
parla chiaro, è la comunita,
l'ecclesia, che invoca
– quale erede diretta – quelle quarentigie che furono già del
popolo eletto.
Eppure
il primo delitto avvenne proprio in famiglia, fra parenti stretti.
Forse lo abbiamo rimosso anche in virtù delle circostanze anomale in
cui si svolse.
In
quella occasione, infatti, fu uno stanziale agricoltore a sopprimere
un pastore nomade.
Siamo
abituati a immaginarci il contrario.
Caino
e Abele sono, ovviamente, la metafora del passaggio dalla civiltà
nomade a quella stanziale, ma il testo biblico sottolinea il fatto
che l'umanità, stabile o vagabonda, è sempre una, di un unico
ceppo.
Sul
fratricidio, il mito ci torna spesso, legandolo più esplicitamente
alle nozioni di confine e di intrusione. E se per i rozzi Romani è
pacifica la legittimità dell'agire di Romolo, per il più maturo
pensiero della tragedia greca, la reciproca uccisione, alla settima
porta, di Eteocle e Polinice sancisce una comunità di destino che
allude a una parità di ragioni, ovvero alla relativizzazione
dell'opposizione interno/esterno.
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| Caino e Abele, mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto, XII sec. |
Questa
acquisizione precoce, da parte di quella stessa civiltà che aveva
inventato nome e concetto di barbarie,
poteva
far sperare in un celere abbandono delle pastoie della scelta
biunivoca tra le concentriche declinazioni delle definizioni di noi e
degli altri, ma per gli interessi della storia, questa polarità era
troppo utile e pertanto è rimasta, a tutt'oggi, una struttura fissa
del pensiero.
D'altra parte, essa si instaura su una base bio-fisiologica. Alla indistinta fusione con l'ambiente del neonato seguono differenziazioni sempre più complesse, fino a giungere a una matura e sofisticata socializzazione che distingue famiglia nucleo, famiglia allargata, amici di famiglia, ambiente scolastico...
È una vera e propria cosmogonia in cui, a partire dal caos originario, si ordina l'universo. In un tale processo – a partire da Esiodo – sono funzionali coppie oppositive, in una sorta di manicheismo metodologico, che solo molto più avanti approderà al monismo.
Ma anche quando si arriverà al'acquisizione che non esiste la contrapposizione qualitativa tra la forza del caldo e quella del freddo, ma solo la variazione quantitativa di calore, la coppia originaria (e la sua contrapposizione) rimarrà operativa, nel linguaggio quotidiano come nella psiche.
Alla natura si associa la cultura: elementari regole di prudenza rinforzeranno, durante la crescita, l'opposizione tra un ambiente domestico, conosciuto e sicuro, e un mondo esterno sconosciuto e infido.
A ciò si aggiunga che l'antagonismo tra bene e male è un espediente pressoché ineliminabile della narrativa, ragion per cui, a partire dalla prima infanzia, si diffonde tutta un'orchestrazione di diffidenze e paure.
La letteratura infantile classica, con le sue contese tra lupi e agnelli, o porcellini, o bambine imprudenti, non è tutta da buttar via, qualche dubbio lo semina, infatti per Pollicino il pericolo si annida in famiglia, come pure per Biancaneve, che nel cuore del bosco troverà rifugio e salvezza proprio presso dei diversi.
Indubbiamente, su molti elementi inquietanti delle favole – come il lupo – la successiva esperienza nel reale non mancherà di modificare l'immagine originaria, ma altre – l'orco, ad esempio – non verranno più incontrate e rimarranno integre, da qualche parte, a disposizione per angosciose proiezioni.
È invece per la fascia d'età immediatamente successiva che il messaggio si semplifica e si generalizza pericolosamente.
Ciò che segue, l'evoluzione nel tempo del western come itinerario di educazione interculturale, riguarda soprattutto chi, come me, è cresciuto negli anni 60, ma lo schema può essere facilmente applicato anche all'horror o alla fantascienza:
Come si può vedere, c'è una costante, su base etnica, nell'assegnazione dei ruoli, il nucleo di massa – positivo e negativo – è fisso e solo le variazioni sono individuali.
Quando finalmente si capovolgono i ruoli (Soldato blu), siamo già nel 1970 e io, come molti, ormai mi disinteresso al genere.
Torniamo al poliziesco, la banda di Stan il polacco ricorre più volte nelle inchieste di Maigret, caratterizzata da sanguinarie efferatezze, un genere a cui, di solito, Simenon non indulge.
Certamente Simenon non è immune dai pregiudizi del suo tempo, anzi, si può dire che li utilizzi tutti, ma filtrati attraverso la personalità del suo alter ego, Maigret, che, da buon medico di anime, non si adagia mai completamente sulla morale borghese.
In questo caso, però, sembra evidente l'identificazione con una generalizzazione di senso comune: polacco = sanguinario.
In questo caso, Simenon, che trae spunto, per molti dei suoi romanzi, da reali vicende di cronaca, è buon testimone della propria contemporaneità e rispecchia fedelmente uno stato d'animo diffuso nel'opinione pubblica francese degli anni trenta.
Lo abbiamo visto di recente dalle nostre parti, quando, in Veneto e altrove, sono entrate in azione, con particolare ferocia, bande di malfattori provenienti dall'est europeo.
Ciò ha indotto, negli strati più indifesi dell'opinione pubblica, un'indebita identificazione tra albanesi prima e rumeni poi e criminalità.
L'origine etnica, naturalmente, non c'entra per niente. Se mai si possono fare altre considerazioni.
La maggior parte degli autori di questi delitti è analfabeta, o quasi, e proviene da zone rurali di agricoltura di consumo e pastorizia.
La scarsa cultura ed il mestiere non sono, di per sé, determinanti, ma è evidente che in aree in cui la sopravvivenza deriva dai capi di bestiame, e l'abigeato è endemico, la vita altrui – in assenza di mediazioni culturali – si valuta in pecore.
Questa deflazione del valore della vita ci viene confermata dalle nostre statistiche criminali nazionali, per tutte quelle regioni in cui l'accoppiata scarsa alfabetizzazione/pastorizia ha avuto storicamente rilievo.
E infatti anche l'emigrazione italiana al'estero, come quella albanese, rumena o polacca, non è stata indolore, né esente da diffidenti generalizzazioni.
Abele si vendica, si potrebbe dire, ed eccoci tornati al punto di partenza.
In questo percorso abbiamo brevemente scomodato la natura e la cultura per mettere a fuoco quella convergenza di fattori alla base di un complesso sistema di sensibilità e sentimenti, che sarebbe riduttivo liquidare come semplice razzismo.
Ma se poi, infine, di razzismo ben si trattasse, come si vede esso è talmente ben radicato, da non potersi eliminare con un semplice appello alla volontà, né – men che mai – con l'utilizzo di strumenti legislativi ad hoc, che non farebbero che rafforzarlo.
Questa, comunque, è solo una prima ricognizione sul problema, bisognerà tornarci su.
È una vera e propria cosmogonia in cui, a partire dal caos originario, si ordina l'universo. In un tale processo – a partire da Esiodo – sono funzionali coppie oppositive, in una sorta di manicheismo metodologico, che solo molto più avanti approderà al monismo.
Ma anche quando si arriverà al'acquisizione che non esiste la contrapposizione qualitativa tra la forza del caldo e quella del freddo, ma solo la variazione quantitativa di calore, la coppia originaria (e la sua contrapposizione) rimarrà operativa, nel linguaggio quotidiano come nella psiche.
Alla natura si associa la cultura: elementari regole di prudenza rinforzeranno, durante la crescita, l'opposizione tra un ambiente domestico, conosciuto e sicuro, e un mondo esterno sconosciuto e infido.
A ciò si aggiunga che l'antagonismo tra bene e male è un espediente pressoché ineliminabile della narrativa, ragion per cui, a partire dalla prima infanzia, si diffonde tutta un'orchestrazione di diffidenze e paure.
La letteratura infantile classica, con le sue contese tra lupi e agnelli, o porcellini, o bambine imprudenti, non è tutta da buttar via, qualche dubbio lo semina, infatti per Pollicino il pericolo si annida in famiglia, come pure per Biancaneve, che nel cuore del bosco troverà rifugio e salvezza proprio presso dei diversi.
Indubbiamente, su molti elementi inquietanti delle favole – come il lupo – la successiva esperienza nel reale non mancherà di modificare l'immagine originaria, ma altre – l'orco, ad esempio – non verranno più incontrate e rimarranno integre, da qualche parte, a disposizione per angosciose proiezioni.
È invece per la fascia d'età immediatamente successiva che il messaggio si semplifica e si generalizza pericolosamente.
Ciò che segue, l'evoluzione nel tempo del western come itinerario di educazione interculturale, riguarda soprattutto chi, come me, è cresciuto negli anni 60, ma lo schema può essere facilmente applicato anche all'horror o alla fantascienza:
- bianchi buoni Vs indiani cattivi (John Wayne);
- bianchi e indiani buoni Vs indiani cattivi (Penna di Falco, );
- bianchi buoni e indiani buoni Vs indiani cattivi e bianchi cattivi (Tex).
Come si può vedere, c'è una costante, su base etnica, nell'assegnazione dei ruoli, il nucleo di massa – positivo e negativo – è fisso e solo le variazioni sono individuali.
Quando finalmente si capovolgono i ruoli (Soldato blu), siamo già nel 1970 e io, come molti, ormai mi disinteresso al genere.
Torniamo al poliziesco, la banda di Stan il polacco ricorre più volte nelle inchieste di Maigret, caratterizzata da sanguinarie efferatezze, un genere a cui, di solito, Simenon non indulge.
Certamente Simenon non è immune dai pregiudizi del suo tempo, anzi, si può dire che li utilizzi tutti, ma filtrati attraverso la personalità del suo alter ego, Maigret, che, da buon medico di anime, non si adagia mai completamente sulla morale borghese.
In questo caso, però, sembra evidente l'identificazione con una generalizzazione di senso comune: polacco = sanguinario.
In questo caso, Simenon, che trae spunto, per molti dei suoi romanzi, da reali vicende di cronaca, è buon testimone della propria contemporaneità e rispecchia fedelmente uno stato d'animo diffuso nel'opinione pubblica francese degli anni trenta.
Lo abbiamo visto di recente dalle nostre parti, quando, in Veneto e altrove, sono entrate in azione, con particolare ferocia, bande di malfattori provenienti dall'est europeo.
Ciò ha indotto, negli strati più indifesi dell'opinione pubblica, un'indebita identificazione tra albanesi prima e rumeni poi e criminalità.
L'origine etnica, naturalmente, non c'entra per niente. Se mai si possono fare altre considerazioni.
La maggior parte degli autori di questi delitti è analfabeta, o quasi, e proviene da zone rurali di agricoltura di consumo e pastorizia.
La scarsa cultura ed il mestiere non sono, di per sé, determinanti, ma è evidente che in aree in cui la sopravvivenza deriva dai capi di bestiame, e l'abigeato è endemico, la vita altrui – in assenza di mediazioni culturali – si valuta in pecore.
Questa deflazione del valore della vita ci viene confermata dalle nostre statistiche criminali nazionali, per tutte quelle regioni in cui l'accoppiata scarsa alfabetizzazione/pastorizia ha avuto storicamente rilievo.
E infatti anche l'emigrazione italiana al'estero, come quella albanese, rumena o polacca, non è stata indolore, né esente da diffidenti generalizzazioni.
Abele si vendica, si potrebbe dire, ed eccoci tornati al punto di partenza.
In questo percorso abbiamo brevemente scomodato la natura e la cultura per mettere a fuoco quella convergenza di fattori alla base di un complesso sistema di sensibilità e sentimenti, che sarebbe riduttivo liquidare come semplice razzismo.
Ma se poi, infine, di razzismo ben si trattasse, come si vede esso è talmente ben radicato, da non potersi eliminare con un semplice appello alla volontà, né – men che mai – con l'utilizzo di strumenti legislativi ad hoc, che non farebbero che rafforzarlo.
Questa, comunque, è solo una prima ricognizione sul problema, bisognerà tornarci su.
lunedì 21 aprile 2014
radici culturali dei fascismi
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Le chansons de geste del cosiddetto ciclo carolingio, avevano per protagonisti Carlo Magno e i suoi paladini. L'opera più celebre, e considerata fondativa del ciclo, oltre che della letteratura francese, è la Chanson de Roland.
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| Morte e giudizio di Carlomagno |
Tra i due generi vi sono delle vistose differenze, mentre il ciclo carolingio esordì subito in lingua volgare, mirando a un pubblico vasto, ma circoscritto a un territorio, il ciclo bretone ebbe origini in lingua latina, riservandosi un'audience socialmente più ristretta, ma paneuropea.
C'è dunque, fin dalle origini, una scelta di target differente, che si riflette puntualmente nelle differenze di contenuto. Delle due, quella destinata ad avere un successo più popolare, sarà la materia di Francia, che troverà anche un originale veicolo di diffusione verso gli strati più umili e non alfabetizzati.
| L'opera dei pupi |
Una differenza fondamentale sta nei due re protagonisti: Carlomagno è un personaggio storico le cui vicende si sono svolte in un passato relativamente recente, mentre Artù è personaggio di leggenda, confinato in un tempo imprecisato e forse acosmico.
Ciò spiega il ruolo diverso che svolgono all'interno dei due cicli, dove Carlo è un sovrano in carne e ossa, che decide, commettendo magari degli errori, mentre Artù, figura ieratica, ha pochi connotati umani e, più che decidere, sembra ispirare.
Re Carlo è facile all'ira come alla bonarietà e coniuga l'assoluta autorità regia a una familiarità di rapporti coi suoi paladini. Le parole d'ordine sono gerarchia e paternalismo.
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| Morte di Orlando |
Nelle chanson de geste fa la sua prima comparsa il binomio di patria e fede, che nella versione falangista del fascismo latino coinciderà esattamente con quello carolingio di terra e cristianità.
Viceversa, la distanza fra Artù e i suoi cavalieri è abissale, quasi una trascendenza che, come tutte le trascendenze, si risolve in un'assenza intesa come una presenza muta e aperta alle interpretazioni.
La tavola attorno a cui siedono i cavalieri è rotonda, alla radicale superiorità del capo corrisponde l'assoluta uguaglianza delle membra, che non hanno gerarchia interna. Questa volta, le parole d'ordine sono: individualismo e misticismo.
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| Perceval |
Il ciclo bretone, con Chrétien de Troyes, apre la saga del Santo Graal, qui le due parole d'ordine si definiscono con più precisione: iniziazione e esoterismo.
Il fascismo germanico e nordico, a cominciare dalla Thule-Gesellschaft, ne subirà il fascino.
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| Thule |
La "Thule"? Ma tutto è partito da lì. Dichiarerà, poco prima dell'esecuzione Alfred Rosenberg.
Lo stesso Rosenberg aveva spedito in missione, nel 1931 e nel 1937, Otto Rahn fra le rovine di Montsègur, alla ricerca del Graal.
Populista e gregario, o élitario e iniziatico, il fascismo presenta sempre due facce, ma un identico scopo.
Anche oggi, nella divaricazione tra il fascismo mediterraneo antieuropeo della Le Pen e il neonazismo orientale filoeuropeo della destra ucraina, vediamo un apparente divaricazione. Ma sono solo tattiche diverse, finalizzate al raggiungimento del potere, che troveranno una pronta ricomposizione, una volta raggiunto lo scopo.
Nel 1934, in risposta ai tentativi tedeschi di annessione dell'Austria, Mussolini schierò le truppe al Brennero. Nel 1936, fu firmato l'asse Roma-Berlino.
sabato 12 aprile 2014
Elezioni europee: guardiamoci attorno.
In Italia, alle prossime elezioni europee, si potrà votare per la lista Tsipras, collegata al giovane leader di Syriza.
In Italia, le proiezioni l'attestano sul 3,9%, insufficiente per avere seggi.
Ma è interessante vedere come si voterà, secondo gli ultimi sondaggi, in Grecia.
ΣΥΡΙΖΑ : 19,5%
ΝΔ: 16,5%
Ελιά: 5,5%
Ποτάμι: 5%
ΚΚΕ: 4,5%
Χρυσή Αυγή: 4%
Ανεξάρτητοι Έλληνες: 2,5%
Δημοκρατική Αριστερά: 2,5%
ΛΑΟΣ: 1,5%
Bianche/nulle: 3%
Indecisi: 16,5%
Syriza si ferma sotto il 20%, mentre alle elezioni politiche sfiorava il 27% dei consensi.
Questo significa che l'accettazione, seppur critica, della UE non soddisfa molto elettorato greco, sempre più in difficoltà sotto il giogo della troika.
L'ex estrema sinistra greca ha in realtà assorbito l'elettorato della sinistra moderata, il Pasok, divenendone l'erede e condividendone in sostanza la linea politica, dalla quale si differenzia solo per i toni folkloristicamente barricadieri.
Syriza è all'opposizione e questo spiega il calo di consenso ancora limitato, se fosse al governo, seguirebbe le sorti di Hollande, con le cui politiche ha spesso dichiarato consonanza.
Come andranno, secondo i sondaggi, le elezioni europee in Francia?
-UMP 22%
-Front National 20%
-Parti Socialiste 18%
-MODEM-UDI 12%
-FRONT DE GAUCHE 9%
-EELV-Les Verts 7%
-Debout la République 3%
-Nouvelle donne (Larouturou) 2%
-Alliance Ecologiste indépendante (Governotori) 1%
-Nous Citoyens (Payre) 1%
-Lutte ouvrière 1%
-Parti anticapitaliste (Poutou) 1%
-Autres listes 3%
-Indecisi, 17%
Come si vede, il crollo dell'inquilino dell'Eliseo è notevole, è scivolato al terzo posto, dietro al FN di Marine Le Pen, che potrebbe rosicare ancora qualcosa e diventare, perciò, il primo partito.
La sinistra che abbandona il popolo, per schierarsi con le élite economiche e finanziarie, è votata alla sconfitta e apre la strada al fascismo.
Notevole che certi partiti, che venderebbero la nonna per un punto in percentuale, affrontino, in questo momento, una simile ondata di impopolarità, che rischia di vederli spazzati via.
Dicono che lo fanno per senso di responsabilità, in realtà devono obbedire ai loro padroni di sempre, i gattopardi, che non esitano, alla bisogna, a cambiar tutto, affinché nulla cambi.
In Italia, le proiezioni l'attestano sul 3,9%, insufficiente per avere seggi.
Ma è interessante vedere come si voterà, secondo gli ultimi sondaggi, in Grecia.
ΣΥΡΙΖΑ : 19,5%
ΝΔ: 16,5%
Ελιά: 5,5%
Ποτάμι: 5%
ΚΚΕ: 4,5%
Χρυσή Αυγή: 4%
Ανεξάρτητοι Έλληνες: 2,5%
Δημοκρατική Αριστερά: 2,5%
ΛΑΟΣ: 1,5%
Bianche/nulle: 3%
Indecisi: 16,5%
Syriza si ferma sotto il 20%, mentre alle elezioni politiche sfiorava il 27% dei consensi.
Questo significa che l'accettazione, seppur critica, della UE non soddisfa molto elettorato greco, sempre più in difficoltà sotto il giogo della troika.
L'ex estrema sinistra greca ha in realtà assorbito l'elettorato della sinistra moderata, il Pasok, divenendone l'erede e condividendone in sostanza la linea politica, dalla quale si differenzia solo per i toni folkloristicamente barricadieri.
Syriza è all'opposizione e questo spiega il calo di consenso ancora limitato, se fosse al governo, seguirebbe le sorti di Hollande, con le cui politiche ha spesso dichiarato consonanza.
Come andranno, secondo i sondaggi, le elezioni europee in Francia?
-UMP 22%
-Front National 20%
-Parti Socialiste 18%
-MODEM-UDI 12%
-FRONT DE GAUCHE 9%
-EELV-Les Verts 7%
-Debout la République 3%
-Nouvelle donne (Larouturou) 2%
-Alliance Ecologiste indépendante (Governotori) 1%
-Nous Citoyens (Payre) 1%
-Lutte ouvrière 1%
-Parti anticapitaliste (Poutou) 1%
-Autres listes 3%
-Indecisi, 17%
Come si vede, il crollo dell'inquilino dell'Eliseo è notevole, è scivolato al terzo posto, dietro al FN di Marine Le Pen, che potrebbe rosicare ancora qualcosa e diventare, perciò, il primo partito.
La sinistra che abbandona il popolo, per schierarsi con le élite economiche e finanziarie, è votata alla sconfitta e apre la strada al fascismo.
Notevole che certi partiti, che venderebbero la nonna per un punto in percentuale, affrontino, in questo momento, una simile ondata di impopolarità, che rischia di vederli spazzati via.
Dicono che lo fanno per senso di responsabilità, in realtà devono obbedire ai loro padroni di sempre, i gattopardi, che non esitano, alla bisogna, a cambiar tutto, affinché nulla cambi.
mercoledì 22 gennaio 2014
Europa e Mediterraneo. Terza parte.
La convivenza pacifica tra nord cristiano e sud musulmano si incrina con l'irruzione nella penisola dell'Anatolia dei Turchi Selgiuchidi.
La loro minacciosa incombenza è un pericolo costante per il fragile impero d'oriente.
I Turchi vessano le carovane dei pellegrini diretti alla Terra Santa e questa diventa la ragione che induce a indire la Prima Crociata (1095 - 1100).
Minacciato da Norandino, il visir egiziano chiede aiuto al re di Gerusalemme Amalrico I (1163).
La loro minacciosa incombenza è un pericolo costante per il fragile impero d'oriente.
I Turchi vessano le carovane dei pellegrini diretti alla Terra Santa e questa diventa la ragione che induce a indire la Prima Crociata (1095 - 1100).
La vittoriosa impresa portò alla formazione di regni latini nel vicino oriente.
I regni latini d'oriente erano continuamente esposti alle iniziative dei turbolenti vicini. La contea di Edessa viene conquistata nel 1144 da ‘Imād al-Dīn Zengi, atabeg di Aleppo e Mossul. Ritornata brevemente in mano cristiana, viene definitivamente ripresa dal figlio di di Zengi, Nūr al-Dīn ibn Zengi (Norandino).
In seguito alla caduta di Edessa, Papa Eugenio III indice la Seconda Crociata il 1 dicembre 1145.
L'esercito franco-tedesco crociato subisce una serie di pesanti sconfitte che culminano in una disfatta nei pressi di Antiochia (1147).
Tra le due componenti non regna buon sangue e i crociati sono invisi anche alle locali popolazioni cristiane, stremate dalle razzie con cui si cercano di risolvere i problemi di approvvigionamento.
E' in tale poco brillante situazione che si decide di porre sotto assedio Damasco, considerata strategica per la sua posizione.
E' un errore politico, perché il potentato indipendente di Damasco ha sempre mantenuto buoni rapporti con la cristianità proprio per evitare di essere iglobato nei domini di più potenti correligionari.
Di fronte all'attacco crociato, Damasco deve però chiedere aiuto a Norandino.
Dopo solo quattro giorni di assedio, i crociati si ritirano nel luglio del 1148. Così termina la seconda crociata.
Norandino domina, ora, la Siria e si volge all'Egitto.
![]() |
| I regni cristiani d'oriente sono stretti in una morsa |
Dopo alterne vicende, che comprendono anche una rovinosa invasione del principato cristiano di Antiochia, da parte delle forze di Norandino, agli ordini del curdo Shirkuh, Amalrico rompe l'alleanza e pone sotto assedio il Cairo.
Il visir egiziano deve allora allearsi con l'antico nemico.
Amalrico non ha forze sufficienti e deve ritirarsi, nel frattempo, però, Norandino ha esteso, indisturbato, il suo dominio a tutta la Mezzaluna Fertile (1168).
Shirkuh muore poco dopo la conquista del Cairo, gli succede il nipote Saladino (1169). Anche Norandino muore di lì a poco (1174). Saladino ne sposa la vedova e fonda una propria dinastia.
Nella scorreria di Shirkuh su Antiochia, era stato fatto prigioniero il principe Rinaldo di Châtillon. Libero dopo quasi dieci anni di prigionia, Rinaldo incomincia ad organizzare colpi di mano, in terraferma e sul Mar Morto, contro i pellegrini diretti alla Mecca. Le parti si sono invertite.
Fu dopo una di queste scorrerie che Saladino, ingiunse, pena la guerra, la liberazione dei prigionieri. Rinaldo, malgrado le insistenze di Guido di Lusignano, re di Gerusalemme, rifiutò.
Saladino ebbe così il pretesto per muoversi contro i regni cristiani. Sbaragliate le truppe cristiane nei pressi di Tiberiade, Saladino conquistò celermente San Giovanni d'Acri e Gerusalemme (1187).
Sono maturi i tempi per una nuova crociata, il re di Francia Filippo Augusto e il re Enrico II di Inghilterra, che sono in guerra tra loro, sospendono le ostilità.
Torna alla seconda parte.
Nella scorreria di Shirkuh su Antiochia, era stato fatto prigioniero il principe Rinaldo di Châtillon. Libero dopo quasi dieci anni di prigionia, Rinaldo incomincia ad organizzare colpi di mano, in terraferma e sul Mar Morto, contro i pellegrini diretti alla Mecca. Le parti si sono invertite.
Fu dopo una di queste scorrerie che Saladino, ingiunse, pena la guerra, la liberazione dei prigionieri. Rinaldo, malgrado le insistenze di Guido di Lusignano, re di Gerusalemme, rifiutò.
Saladino ebbe così il pretesto per muoversi contro i regni cristiani. Sbaragliate le truppe cristiane nei pressi di Tiberiade, Saladino conquistò celermente San Giovanni d'Acri e Gerusalemme (1187).
Sono maturi i tempi per una nuova crociata, il re di Francia Filippo Augusto e il re Enrico II di Inghilterra, che sono in guerra tra loro, sospendono le ostilità.
Torna alla seconda parte.
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