In quanto uomo, m'impegno ad affrontare il rischio dell'annientamento perché due o tre verità gettino sul mondo
la loro luce essenziale (Frantz Fanon)

venerdì 30 novembre 2012

quarto polo o astensione


Sinistra ornamentale o Quarto polo


di Giovanni Russo Spena, Dino Greco

Lo stupefacente battage mediatico che ha preceduto, accompagnato e seguito le primarie del centrosinistra, indicate con molta generosità come aria pura, anzi purissima, nel cielo torbido della politica, ha persuaso molti commentatori, taluni di pensiero fine, che proprio lì, in quell'area politica dall'incerto profilo sociale, risiedano le chance residue della democrazia minacciata di dissolvimento; e che in quei 3 milioni accorsi alle urne per scegliere (o credendo di scegliere) il conducator del futuro governo "progressista" si trovi la massa critica a supporto di un progetto riformatore.
Asor Rosa, ad esempio, ne è totalmente convinto, al punto di assegnare alla coalizione a trazione Democrat il compito (e l'intenzione) di battere il «nemico alle porte», cioè quel Monti che in un anno di esercizio del potere ha distrutto le pensioni, raso al suolo il diritto del lavoro e messo fuori legge la Costituzione, inserendo nella Carta medesima il pareggio di bilancio e, per sovrappiù, il fiscal compact.
Tutto il ragionamento di Asor Rosa si regge sull'equivoco, invero clamoroso, che il Pd abbia subito - e non condiviso - la svolta mercatista e monetarista pretesa dalla Bce. Questa credenza, non si sa bene da cosa suffragata, resiste persino alle chiarissime parole scritte nella Lettera di intenti dei democratici e dei progressisti, la cornice programmatica che vincola i partner del centrosinistra: osservanza dei patti internazionali sottoscritti dall'Italia, liberalizzazioni e alleanza di legislatura con il centro liberale. Insomma: la sostanziale continuità con la svolta liberista che ha reso l'Italia succube del capitalismo finanziario e che sta precipitando il paese in una recessione senza via di scampo non è in alcun modo in discussione.
Bene, l'esito delle primarie non fa che rafforzare questa evidenza. Matteo Renzi incassa il 36 per cento dei consensi, ipotecando una deriva centrista che già scorre forte nelle stesse file del suo segretario. Mentre Vendola coglie un risultato che, a meno di una fuga dal principio di realtà, lo consegna ad un ruolo, diciamo così, ornamentale. La presunta alleanza Bersani-Vendola ha dunque la consistenza di una bolla di sapone destinata a scoppiare al primo impatto con la politica reale, con le concrete opzioni economiche e sociali manifestamente collocate sulla scia del governo in carica.
Se ne è accorto, alla buon'ora, anche Claudio Tito (la Repubblica di martedì) che ha scoperto come il Pd «abbia cambiato pelle e non sia più lo stesso partito che eravamo abituati a conoscere e a descrivere». In verità, di metamorfosi in metamorfosi, la «fuga nell'opposto» di una parte degli epigoni del Pci, ben oltre ogni revisione socialdemocratica, è datata nel tempo ed ora raggiunge il suo epilogo estremo.
Se oggi - come suggerisce Asor Rosa - anche quanto di vitale rimane della sinistra e del conflitto sociale dei nostri giorni si rassegnasse a portare acqua a quel mulino, la crisi della democrazia e la definitiva abdicazione ad un progetto di trasformazione dei rapporti sociali sarebbero cosa fatta.
Lavoriamo invece, sin da queste ore, perché possa decollare quel quarto polo (e quella lista che lo incarni elettoralmente) senza il quale l'omologazione al pensiero e alla politica dominanti non avrebbero più alcun argine.
Il Manifesto - 29.11.12

lunedì 26 novembre 2012

ETA

Zapruder

29settembre – dicembre 2012
il nome della cosa
classificare, schedare, discriminare


Paolo Perri
ADDIO ALLE ARMI?
BREVE STORIA DI ESKADI TA ASKATASUNA








storie in movimento


lunedì 19 novembre 2012

non rompete i coglioni con la storia della violenza















comunicato del partito comunista israeliano


La coalizione Hadash chiede la fine della criminale operazione su Gaza

Manifestazioni contro l'operazione su Gaza si sono svolte ad Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme, per iniziativa dell'Hadash (Fronte democratico per la pace e l'uguaglianza - Partito comunista israeliano). Studenti arabi ed ebrei dell'Hadash hanno dato vita anche a mobilitazioni alle università di Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme.
In tutto il paese i militanti hanno lanciato  i loro slogan: 
Arabi ed ebrei rifiutano di essere nemici. 
A Gaza e Sderot le bambine vogliono vivere
Bibi e Barak, la guerra non è un gioco
Hadash ha fatto appello a tutta la popolazione di unirsi alle manifestazioni per opporsi all'operazione su Gaza.
Il deputato di Hadash Dov Khenin ha partecipato alla manifestazione di Tel Aviv, sotto la sede del Likoud, dove a dichiarato: , A ogni bombardamento ne risponde un altro e continuano ad aumentare i feriti a Gaza e a Israele. Il rispondere colpo su colpo non è la soluzione, ma il problema.
Khenin ha invitato il governo a dichiarare un immediato cessate il fuoco, a intavolare credibili trattative e a giungere ad un accordo con i palestinesi. 

giovedì 15 novembre 2012

quello che non ci dice



che piange continuamente miseria.
Non ci dice che alle banche, dei cui interessi è il garante, dall' inizio della crisi sono state trasferite risorse pari all'intero PIL di Germania e Spagna messe insieme.
Non ci dice che nei paradisi fiscali, i "risparmiatori"  per cui ha lavorato e lavora hanno trasferito esentasse capitali pari alla somma dei PIL di USA e Giappone.
Cerca i soldi nelle tasche degli operai e dei pensionati, mentre sa benissimo dove dovrebbe andare a cercarli.
VIA MONTI TECNOCRATE FASCISTA AL SOLDO DEL POTERE FINANZIARIO !

lunedì 12 novembre 2012

il primo della classe


antipatico, supponente e petulante, il pomodoro datterino canzona i suoi simili più grandi.
è un prodotto ben confezionato, ma che sa di poco.
la somiglianza con matteo renzi è impressionante.

venerdì 2 novembre 2012

miopia da ingordigia












La sinistra borghese sceglie Grillo  


Per molto tempo, Antonio Di Pietro non è dispiaciuto ai vertici del Partito Democratico.
Incarnava, il suo partito, lo spirito di quella parte di piccola borghesia, che pur essendo securitaria e giustizialista, non ha rinnegato del tutto le istanze solidaristiche e democratiche che dovrebbero essere nel dna della nostra repubblica.
Esprime, insomma, lo stato d'animo, talvolta contraddittorio, di ceti sociali in bilico tra essenza borghese ed esistenza proletaria, non sempre pronti a identificare correttamente le ragioni del progressivo deterioramento delle loro condizioni di vita.
Lo stesso di Pietro non è stato immune da strafalcioni, ogni volta che, reagendo a caldo su qualche questione, si è affidato, invece che alla riflessione logica, all'intuizione sentimentale.
Ma essendo uno scaltro contadino del sud, Antonio Di Pietro non ci ha messo molto a dotarsi di una bussola che gli permette di tracciare una rotta sicura, al riparo da brusche inversioni.
Questa bussola è la Costituzione.
Di Pietro se l'è studiata bene, e si è lasciato guidare, ancorandosi così, magari malgré lui, a una fondamentale ispirazione democratica.
Sembrava, quindi, l'alleato ideale del pd, estendendone le proposte a ceti tradizionalmente impenetrabili sul piano elettorale.
In questo contesto, veniva giustamente considerato secondario il fatto che l'idv, proprio per la sua natura di partito d'opinione interclassista, fosse facile preda degli immancabili opportunisti del palcoscenico politico.
Ma, aihmé, com'era prevedibile, una volta assunti i valori costituzionali, per spiriti semplici e poco avvezzi ai bizantinismi, diventava pressoché naturale riconoscere lo statuto dei lavoratori – ad esempio come figlio legittimo della Carta fondamentale.
E si son messi a difenderlo.
Il lavoro salariato, marginale per carenza di ispirazione classista all'interno dell'idv, diventava centrale come soggetto di civiltà giuridica.
Questo diventava imbarazzante per il pd che, convinto di aver acceso un'ipoteca forte sul voto del lavoro dipendente (siamo, pur sempre, il meno peggio), aveva concesso, sulla via della conquista elettorale di altri ceti e della legittimazione da parte dei poteri forti, la propria firma a una serie vergognosa di cambiali in bianco su questo punto.
C'è, allora, il rischio di invertire il trend, con l'idv portatrice di voti piccolo-borghesi che si mette a risucchiare un voto operaio su cui Bersani pensava di aver messo il cappello.
Instaurando rapporti organici con la fiom – che al pd ha tolto il saluto – Di Pietro ha ulteriormente peggiorato la situazione.
Impegnati a tenere a bada gli effetti non più collaterali di quell'idiozia che chiamano primarie, i vertici del pd non hanno badato tanto per il sottile e sono passati direttamente al metodo Boffo.
La missione è stata affidata alla Gabanelli, ottima giornalista, ma incline a confondere il senso comune, scientificamente costruito dai padroni del vapore, con le verità evangeliche.
Ecco quindi Di Pietro messo alla berlina per aver considerato come personale un lascito testamentario che evidentemente era destinato ad un partito che ancora non c'era.
E qui siamo tutti avvertiti, ove ci occorresse la fortuna di un'inaspettata eredità, non dobbiamo azzardarci a toccarla, ma lasciarla lì, per utilizzarla, negli anni a venire, se ci venisse in mente di fondare un partito. Così si fa.
Contando l'aiola dell'orto condominiale, la cantina, un diciottesimo di ascensore e il pianerottolo, a Di Pietro e famiglia è stata contestata la proprietà di 56 appartamenti.
Ora, Antonio Di Pietro, con quel suo inveterato animo da questurino meridionale – ma mì, ma mì, ma mì, quaranta dì, quaranta nott ... – non a tutti piace, neppure a me, ma ci sono questurini che fanno egregiamente il proprio dovere.
Arcitaliano e familista, dota i suoi figli di più case di quante ne abbisognino davvero, e forse di più di quante non meritino, ma lo fa, fino a prova contraria, con i suoi soldi.
Si tratta dunque di un attacco assolutamente infondato che serve però a lasciar tracce indelebili sullo strato più superficiale – e vagamente analfabeta – dell'opinione pubblica e ad aguzzare i denti ad un'opposizione interna sedotta dal fascino dell'embrassons-nous centrista.
Di Pietro e il suo partito vengono buttati a mare perché non sono più abbastanza qualunquisti, non sono più la docile massa di dilettanti allo sbaraglio, da condurre con mano paterna sui sentieri ambiti dal pd.
Il risultato positivo alle elezioni siciliane, dove l'idv, malgrado l'astensione passa da meno di 50 mila voti a quasi 70 mila, mentre il pd dimezza i propri, rende urgente l'operazione e stende un velo sull'eleganza dei modi.
All'orizzonte si profila, infatti, un altro movimento che alle prossime elezioni politiche avrà più voti che intelligenze disponibili.
A molte di queste matricole, che arriveranno con i criteri di una lotteria a Montecitorio o Palazzo Madama, potrebbe sembrare appetibile trasformare l'avventura momentanea in un ben remunerato lavoro stabile, e cercare in più collaudate compagini, i mentori per districarsi nella selva oscura della sopravvivenza politica.
L'idea di una massa di manovra pronta, per calcolo o insipienza, a subire la propria egemonia, alletta gli strateghi del pd.
È una tentazione ricorrente, che li ha portati, di volta in volta, ad incoraggiare tra le righe il voto di protesta, financo alla Lega, nella speranza di poterlo fagogitare almeno in parte.
Stavolta puntano su Grillo, ma gli esiti di queste tattiche raffinate sono sotto gli occhi di tutti.

passato e presente

Lo scandalo della Banca Romana
su: PIAZZALE LORETO